MARIANNA BIGHIN (educatrice)

Arrivata a Forlì quasi per caso (ma forse nulla è a caso nella vita!) giovane laureata di psicologia da poco “sfornata” dall’Università di Padova, subito i miei pomeriggi si sono nuovamente riempiti di compiti e libri, dall’italiano alla matematica, per poi passare al dodgeball, al mini corso di cucina, per arrivare a dicembre al laboratorio di costruzione scenografica del Presepe Vivente.
Vi chiederete cosa c’entrano tutte queste cose con il Centro di Aiuto allo Studio. Questa è la particolarità che rende unico nel suo genere il nostro Progetto: non vogliamo solo aiutare i ragazzi ad affrontare le loro difficoltà di apprendimento, ma vogliamo offrirgli una compagnia che li aiuti nella loro crescita.

Per questo abbiamo creato un luogo e un metodo mirati a non patologizzare il ragazzo. Ecco perché ci interessa che la presa in carico sia globale, che il ragazzo sia guardato nei suoi limiti e nelle sue potenzialità, dentro a tutta la realtà che lo circonda: famiglia, scuola, quartiere, parrocchia, amici, agenzie del territorio. Ed è proprio dalla famiglia che vogliamo partire e con la quale vogliamo stabilire un’alleanza educativa per scoprire e sostenere una speranza di bene, un’ipotesi buona. Ci siamo resi conto che la posizione vincente non è solo accompagnare il ragazzo in questa strada, a volte dura e impervia, ma accompagnare anche i genitori che spesso si trovano disarmati di fronte alle difficoltà del proprio figlio o, peggio ancora, senza risposte alle proprie domande.

Come è possibile anche per una come me, l’ultima arrivata, imparare a educare in questo modo così vero ed esigente? Nella misura in cui accompagno, sono chiamata in causa io stessa, chiamata in gioco dagli stessi che ho il dovere di educare. Così l’educazione diventa sempre coeducazione cioè educarsi insieme. Io, educatore, parto da quel senso di vuoto che chiede di essere colmato e che mi spinge a cercare una positività ultima delle cose, anche quelle che non mi piacciono come il sacrificio e le difficoltà.

Il mio compito sta in questa testimonianza di apertura continua e di sfida per cui dentro tutto ciò che incontro affermo un bene che vivo e che è possibile per tutti. È proprio questa la sfida che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare, nel rapporto tra noi adulti, con ciascun ragazzo e la sua famiglia. Allora affrontare con metodi adeguati anche le problematiche più complesse (cerchiamo continuamente di rendere sempre più agevole l’affronto delle difficoltà e sempre più precoce l’intervento di aiuto) diventa un bel modo di affrontare la realtà con una certezza nello sguardo e nell’azione. Si educa solo se si è continuamente educati. E tra noi sta nascendo la coscienza che l’educazione ha bisogno di una rete, che nessuno educa da solo, che c’è bisogno di questa compagnia che ci tiene assieme.