STEFANO MARCONI (padre di Silvia)

Sono il babbo di Silvia, che ha 15 anni. Come è arrivata Silvia a frequentare il Centro?
Alle elementari abbiamo avuto qualche avvisaglia di un possibile disturbo di apprendimento, ma non essendo all’epoca consapevoli di cosa si trattasse esattamente e di come ci si debba comportare, abbiamo preso un po’ sotto gamba quella che era solo una segnalazione delle maestre, neppure troppo allarmistica, quindi tale da non far scattare in noi genitori istinti di ulteriori e più approfondite verifiche. Infatti, Silvia, sotto questo punto di vista, naviga un po’ “borderline” per ciò che riguarda la classica interpretazione di dislessia, in quanto, anche se con un po’ più di difficoltà e lentezza, legge e comprende i testi scritti.

A metà della seconda media, complice un cambio di attività lavorativa che mi concedeva più tempo libero e che mi consentiva per esempio di aspettarla fuori da scuola, mi accorgo di un maggiore disagio: sguardi, tensione, sconforto, introversione. Pensiamo quindi possa trattarsi di aspetti emotivi legati in generale alla scuola; non di poco conto lo scoprire che vi era anche nella classe una atmosfera di vessazione dovuta a blandi episodi di bullismo e di indisciplina generale, che rendevano ancora più problematico per lei il concentrarsi sull’aspetto orale e di spiegazione della lezione come strumento di apprendimento. Tutto questo ci ha portato, oltre a farle cambiare classe (naturalmente con il pieno accordo di Silvia), anche a farle il test per la diagnosi formale di DSA.

Dopo la trafila di prove, la diagnosi positiva e i dubbi sul da farsi. In buona fede e complice l’ignoranza abbiamo pensato: ok, adesso comunicazione alla scuola, computer e privilegio delle verifiche orali e passa la paura”. Alla luce delle consapevolezze odierne ci chiediamo come abbia potuto passare la terza media; infatti è stata con la prima superiore che hanno preso forma le difficoltà concrete, anche e soprattutto alla luce di un aspetto precedentemente non considerato, nè probabilmente adeguatamente diagnosticato: una discalculia particolarmente “fastidiosa”, anche perché, da che mondo è mondo, un risultato aritmetico deve essere quello e non sono ammesse tolleranze. Dopo il primo quadrimestre di prima liceo, sebbene in generale ci fosse un buon andamento un po’ in tutte le materie, matematica era un disastro. Durante le udienze di fine quadrimestre, chiediamo lumi e consigli all’insegnante, trovandoci perplessi ed impotenti verso questa lacuna, peraltro ancora non consapevoli della presenza di questa specifica forma di disturbo dell’apprendimento. Ed è stata proprio lei ad indirizzarci verso questa struttura, tramite un numero telefonico. Abbiamo incontrato subito una’incredibile disponibilità ed accoglienza, oltre ad una comprensione inaspettata verso le nostre preoccupazioni, frutto della competenza e dell’esperienza che noi non possedevamo. Da qui è iniziato un nuovo percorso per Silvia, ma anche per noi genitori. Un percorso a 360° (terminologia matematica), in quanto comprensivo di un coinvolgimento sotto molteplici aspetti. Abbiamo cominciato con un nuovo test effettuato dalla dott.sa Dovigo, dal quale emergono più distintamente le aree più problematiche coinvolte, immediatamente consegnato e protocollato nel fascicolo scolastico di Silvia, e parallelamente per due volte a settimana per Silvia è stato una full immersion nella materia a lei più ostica; ma evidentemente rivisitata e riscoperta in modo del tutto diverso ed individualizzato a giudicare dall’influenza e dai risultati consolidati su di lei. Infatti là dove prima c’era sconforto e rassegnazione, un po’ alla volta hanno cominciato a prendere posto la “tensione” ed anche la “paura” per la verifica di matematica imminente, segno comunque da me giudicato positivamente in quanto indice della consapevolezza della possibilità di un risultato positivo! Non potrò mai dimenticare quelle volte che, alla fine della lezione di potenziamento presso il Centro, ho visto in lei l’euforia e l’emozione, palesati dal tremore e dall’ilarità, quasi un “disorientamento” da scoperta di un “super potere” nascosto, al limite del pianto, nell’essersi resa conto di essere capace di comprendere, eseguire e risolvere correttamente ed autonomamente uno di quegli esercizi matematici, che in condizioni standard, erano stati per lei fino ad allora nient’altro che un geroglifico egiziano per un analfabeta, prima della scoperta della stele di Rosetta. Il tutto saporitamente condito dalle congratulazioni dei suoi educatori.

Quello che fino ad allora per Silvia era stato un mondo di demolizione dell’autostima, cominciava a diventare un territorio di sfida e di lotta; assolutamente non più “facile”, anzi, tutt’altro; ma invece di essere contrassegnato da una grigia rassegnazione di un futuro disseminato da fallimenti già scritti, si trasformava in un comunissimo e naturalissimo conflitto tra studente e risultati scolastici, dove quello che fa la differenza è la volontà e l’impegno e non la convinzione di essere predestinata al fallimento. A livello scolastico questo ha determinato un sensibile miglioramento, anche se, in luce della diagnosi e dell’intervento tardivo, difficilmente potrà raggiungere livelli paragonabili agli standard ministeriali del programma (definizione della quale personalmente non colgo il significato nel senso più generale del termine).

Ma diciamo che grazie anche alla competente e opportuna intermediazione degli educatori del Centro presso l’istituzione scolastica, confidiamo in un percorso scolastico privo di scogli troppo spigolosi. Quello che più ci preme e ci piace rimarcare è ciò che si è costruito dentro e fuori a Silvia con questa esperienza: un’armatura contro la rassegnazione e lo sconforto, la consapevolezza di “esserci”, di farcela, di non essere sola, di avere in mano una potentissima torcia con la quale illuminare il percorso e farsi strada a scuola e nella vita. Se sapientemente adoperata e se non le verranno artificiosamente ed ottusamente inaspriti gli ostacoli che ogni giovane e studente deve superare per arrivare ad un meritato risultato, questa esperienza sarà determinante e segnerà una svolta nella speranza di una maturità gratificante e serena, volendo anche consapevole dei propri limiti ma in pace con se stessa, perché un po’ di umiltà non fa mai male, ma soprattutto priva di rimpianti e di rancori.